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foto articolo lucia marzo 2016

CALCOLA IL TUO INDICE DI ADEGUATEZZA MEDITERRANEA

A cura di Lucia Taragnoloni, biologa nutrizionista

Centinaia di studi scientifici effettuati dagli anni ’50 in poi dimostrano che una dieta in prevalenza vegetale composta da frutta, verdura, legumi, olio extravergine d’oliva, cereali e derivati preferibilmente integrali e moderate quantità di grassi e proteine animali, sembra essere lamigliore dal punto di vista nutrizionale, sia per stare in salute che per prevenire le principali patologie cronico-degenerative (diabete, obesità, cardiopatie, ictus, tumori, disturbi respiratori, malattie neurodegenerative). L’alimentazione è fondamentale ma non sufficiente a fare PREVENZIONE; serve anche uno stile di vita attivo , parte integrante della dieta mediterranea.
Vieni a scoprire con un semplice calcolo se la tua alimentazione abituale è mediterranea, ti verranno forniti consigli personalizzati per riequilibrare il tuo stile di vita a 360°.

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L’ecosistema intestinale. L’intestino organo metabolicamente attivo nella salute del nostro organismo

A cura di Maria Luisa Bacosi, dietista – biologa nutrizionista

Se l’uomo non è soltanto ciò che mangia, la sua salute dipende però molto dagli effetti dell’alimentazione sulla flora batterica dell’intestino, il cosiddetto microbiota intestinale, una biomassa di cellule procariote (batteri), i cui prodotti di scarto, chiamati metaboliti, attivano la secrezione di una grande varietà di molecole.

Gli uomini, come quasi tutti gli animali superiori, possiedono una popolazione di microbi, principalmente batteri, nel tubo digerente.Questi organismi non sono pericolosi, anzi hanno un effetto positivo sulla digestione e la loro presenza previene la proliferazione di batteri patogeni. Il tratto gastrointestinale è l’organo dove alberga più del 70% di tutti i microbi del corpo umano (i microbi colonizzano ogni superficie del corpo umano che sia esposta o comunicante con l’ambiente esterno).

E’ un ecosistema complesso e attivo sotto il profilo metabolico e l’interesse scientifico e i lavori clinici effettuati e tutt’ora in atto, hanno ampliato le conoscenze sulle funzioni dell’intestino, valorizzandolo, portandolo da semplice organo di transito di prodotti di scarto, a organo metabolicamente attivo e importante per la salute del nostro organismo. Fino ad oggi nel nostro intestino sono stati identificati più di 500 specie di batteri diversi. In un grammo di feci si possono isolare dai 100-200 miliardi di batteri. La colonizzazione del lume intestinale varia lungo il tubo digerente aumentando in modo esponenziale in senso oro-fecale.Questo è facilmente spiegabile per la presenza, nello stomaco e nella prima parte dell’intestino, dell’acido cloridrico, della bile, dei succhi pancreatici e anche per la peristalsi che impedisce la colonizzazione stabile.

La flora batterica intestinale è costituita da batteri anaerobi appartenenti ai generi Bifidobacterium, Eubacterium, Clostridium, Streptococcus, Bacteroides, che sono fino a mille volte superiori alle specie aerobie come Escherichia, Klebsiella, Lactobacillus, Proteus. La funzione di questo mondo invisibile all’occhio umano sulla nostra salute è di immensa importanza: i suoi compiti sono protettivi, trofici e metabolici. La relazione tra la flora batterica e l’organismo umano è di tipo mutualistico : uno reca all’altro un vantaggio e ne trae al contempo un beneficio. L’uomo fornisce ai microrganismi un ambiente ideale per temperatura e pH costante; procura i nutrienti; garantisce l’anaerobiosi e un adeguato turnover cellulare. Essi da parte loro costituiscono un’importante linea di difesa contro i germi patogeni; attivano e modulano il sistema immunitario; sintetizzano vitamine e acidi grassi a catena corta, che derivano dal catabolismo delle fibre alimentari ed esercitano un effetto trofico sui villi intestinali; favoriscono l’eliminazione di sostanze oncogene e contribuiscono alla detossificazione di molecole estranee all’organismo, gli xenobiotici.

La colonizzazione del lume intestinale avviene al momento della nascita e il pattern iniziale di batteri è condizionato dal tipo di parto (eutocico o cesareo), di alimentazione della mamma e dalle condizioni socio-ambientali. A poche ore dalla nascita iniziano a svilupparsi batteri aerobi (coliformi, streptococchi, lattobacilli, enterococchi), mentre dopo 10-11 giorni di vita compaiono nell’intestino del neonato i Bacteroides, i costituenti principali della flora batterica definitiva, che non subirà in seguito modificazioni rilevanti in condizioni normali, salvo il subentrare di condizioni patologiche. E’ quindi la colonizzazione iniziale di fondamentale importanza nel determinare la composizione definitiva della microflora intestinale dell’adulto, che varia da individuo a individuo e rimane costante nel tempo. Questa microflora intestinale ha molteplici attività che vengono raggruppate in funzioni metaboliche, trofiche e protettive.

La funzione metabolica più importante è costituita dalla digestione dei carboidrati non digeribili dall’uomo, ad opera degli enzimi batterici con la conseguente produzione di acidi grassi a catena corta e gas, come idrogeno, anidride carbonica, metano, idrogeno solforato. Gli acidi grassi a catena corta sono fonte di energia per i batteri, per le cellule del colon e, una volta assorbiti, per le cellule somatiche; intervengono poi nel metabolismo degli zuccheri migliorando la sensibilità all’insulina, acidificano l’ambiente intestinale, impedendo la proliferazione di germi patogeni, aumentano la motilità intestinale. La digestione di peptidi e proteine porta anch’essa alla produzione di acidi grassi a catena corta, ma anche di sostanze potenzialmente tossiche, quali ammoniaca, amine, fenoli, tioli, indoli e gas.Ecco perché si raccomanda di mangiare cibi contenenti fibre e prodotti alimentari non raffinati.

Un’altra attività metabolica dei batteri intestinali è la produzione di vitamine, quali l’acido pantotenico, la biotina, la piridossina, la riboflavina. Infine la funzione trofica della microflora intestinale si esplica attraverso la proliferazione e la differenziazione delle cellule epiteliali ed attraverso la maturazione e la stimolazione del sistema immunitario intestinale, il GALT (gut associated lymphoid tissue). Molti studi hanno evidenziato la complessa interazione tra la flora batterica ed il GALT che è di fondamentale importanza, già nelle fasi precoci della vita, per lo sviluppo dei nostri sistemi immunoregolatori. Ultima funzione è quellaprotettivache si esplica principalmente attraverso un effetto fisico di barriera, ostacolando l’adesione e la penetrazione nei tessuti di germi patogeni e di molecole nocive.

Il mantenimento dell’ecosistema intestinale è basato sulla collaborazione tra la microflora, il sistema immunitario e l’integrità della parete intestinale.In condizioni di salute, questa biomassa di cellule procariote è in equilibrio tra le diverse specie. Sono note infatti, le alterazioni della flora batterica intestinale in corso di terapia antibiotica, con l’avanzare dell’età e con le modificazioni dell’alimentazione. In letteratura sono riportate sempre più evidenze che indicano l’esistenza di una relazione tra alimentazione e incidenza di alcune tipologie di cancro, in particolare al colon. Una dieta ricca di grassi e di carne rossa sembra essere associata ad un alto rischio di cancro colon-rettale e questo effetto carcinogenico potrebbe essere mediato anche dalla modificazione della microflora intestinale, con la conseguente selezione di germi produttori di sostanze carcinogene.

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Adottare una sana alimentazione: missione possibile?

A cura di Lucia Taragnoloni, biologa nutrizionista

I dati demografici confermano il costante incremento della vita media della popolazione italiana che ha caratterizzato tutto il secolo precedente e che ha portato la speranza di vita alla nascita a 84,4 anni per le donne; nel 1974 era di 75,9 anni (Fonte: ISTAT, 2012).
Gli alimenti di cui disponiamo hanno una composizione nutrizionale del tutto diversa tra gli stessi e peculiare. Le loro combinazioni in una “dieta” possono essere completamente diverse a seconda delle disponibilità alimentari ed economiche, attitudini, pregiudizi, cultura generale e tabù che un individuo acquisisce fin dalla più tenera età e che caratterizzano gruppi di popolazione.
L’alimentazione è a tutti gli effetti una scienza del comportamento.
L’evidenza scientifica attualmente disponibile indica che alcune abitudini alimentari sono tra le principali responsabili delle patologie cronico-degenerative (malattie cardiovascolari, diabete, cancro, malattie respiratorie croniche), che affliggevano un tempo solo le società industrializzate e che oggi interessano anche quelle emergenti, in tutti gli strati sociali ed in tutte le classi di età, rappresentando un problema sempre più rilevante sul piano medico, sociale ed economico. Quindi per migliorare lo stato di nutrizione e di salute della popolazione è necessario correggere quei comportamenti alimentari e le abitudini di vita associate a tali patologie.
Insieme alle alterazioni genetiche, ambientali e socio-economiche, come ormai riconosciuto da molte ricerche sperimentali, l’alimentazione assume un ruolo determinante tanto da poter essere identificata sia come fattore di rischio che come fattore di prevenzione, se non, addirittura, di protezione. In particolare, poiché la qualità e la quantità degli alimenti consumati quotidianamente influenzano lo stato di salute di ogni individuo e della comunità, la possibilità di rilevare nel singolo individuo i più comuni errori alimentari, responsabili della maggior frequenza di certe patologie degenerative, è di fondamentale importanza per poter intervenire in modo mirato ed efficace sulla popolazione.
La continua e costante prevalenza delle principali patologie metabolico-degenerative è correlata all’allontanamento da quello stile di vita alimentare, sapientemente rappresentato dalla dieta mediterranea, ritenuta ancora, a tutt’oggi, la più razionale, sana e capace al mantenimento di un buono stato di salute. Purtroppo, il continuo mutamento delle abitudini alimentari riscontrato in Italia in questi ultimi decenni, correlato ad un indubbio miglioramento delle condizioni economiche, hanno sempre di più allontanato gli italiani dagli stili di vita tipici degli anni ‘50-‘60, a cui la dieta mediterranea fa riferimento.
Bisogna tuttavia far presente che le conseguenze di uno stile di vita non salutare sono spesso multifattoriali e il più delle volte lente a svilupparsi, quindi le regole di una buona alimentazione devono essere instaurate in fasi precoci della vita, per evitare danni poi difficilmente correggibili con un intervento nutrizionale o sullo stile di vita più avanti nell’età.
La salute non è l’assenza di malattia o infermità, ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, così come definito nel 1986 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Le attività di promozione della salute mirate all’adozione di uno stile di vita sano ed un’alimentazione salutare possono sicuramente contribuire a migliorare il benessere psico-fisico di tutti gli individui nel corso della loro vita.
Anche il nutrizionista ricopre un ruolo importante sotto questo punto di vista, come educatore alimentare e professionale, contribuendo attivamente alla correzione degli stili di vita poco salutari e soprattutto al cercare di fare chiarezza in mezzo al mare di informazioni più o meno errate che vengono fornite quotidianamente da troppi “esperti”.

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