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Adottare una sana alimentazione: missione possibile?

A cura di Lucia Taragnoloni, biologa nutrizionista

I dati demografici confermano il costante incremento della vita media della popolazione italiana che ha caratterizzato tutto il secolo precedente e che ha portato la speranza di vita alla nascita a 84,4 anni per le donne; nel 1974 era di 75,9 anni (Fonte: ISTAT, 2012).
Gli alimenti di cui disponiamo hanno una composizione nutrizionale del tutto diversa tra gli stessi e peculiare. Le loro combinazioni in una “dieta” possono essere completamente diverse a seconda delle disponibilità alimentari ed economiche, attitudini, pregiudizi, cultura generale e tabù che un individuo acquisisce fin dalla più tenera età e che caratterizzano gruppi di popolazione.
L’alimentazione è a tutti gli effetti una scienza del comportamento.
L’evidenza scientifica attualmente disponibile indica che alcune abitudini alimentari sono tra le principali responsabili delle patologie cronico-degenerative (malattie cardiovascolari, diabete, cancro, malattie respiratorie croniche), che affliggevano un tempo solo le società industrializzate e che oggi interessano anche quelle emergenti, in tutti gli strati sociali ed in tutte le classi di età, rappresentando un problema sempre più rilevante sul piano medico, sociale ed economico. Quindi per migliorare lo stato di nutrizione e di salute della popolazione è necessario correggere quei comportamenti alimentari e le abitudini di vita associate a tali patologie.
Insieme alle alterazioni genetiche, ambientali e socio-economiche, come ormai riconosciuto da molte ricerche sperimentali, l’alimentazione assume un ruolo determinante tanto da poter essere identificata sia come fattore di rischio che come fattore di prevenzione, se non, addirittura, di protezione. In particolare, poiché la qualità e la quantità degli alimenti consumati quotidianamente influenzano lo stato di salute di ogni individuo e della comunità, la possibilità di rilevare nel singolo individuo i più comuni errori alimentari, responsabili della maggior frequenza di certe patologie degenerative, è di fondamentale importanza per poter intervenire in modo mirato ed efficace sulla popolazione.
La continua e costante prevalenza delle principali patologie metabolico-degenerative è correlata all’allontanamento da quello stile di vita alimentare, sapientemente rappresentato dalla dieta mediterranea, ritenuta ancora, a tutt’oggi, la più razionale, sana e capace al mantenimento di un buono stato di salute. Purtroppo, il continuo mutamento delle abitudini alimentari riscontrato in Italia in questi ultimi decenni, correlato ad un indubbio miglioramento delle condizioni economiche, hanno sempre di più allontanato gli italiani dagli stili di vita tipici degli anni ‘50-‘60, a cui la dieta mediterranea fa riferimento.
Bisogna tuttavia far presente che le conseguenze di uno stile di vita non salutare sono spesso multifattoriali e il più delle volte lente a svilupparsi, quindi le regole di una buona alimentazione devono essere instaurate in fasi precoci della vita, per evitare danni poi difficilmente correggibili con un intervento nutrizionale o sullo stile di vita più avanti nell’età.
La salute non è l’assenza di malattia o infermità, ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, così come definito nel 1986 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Le attività di promozione della salute mirate all’adozione di uno stile di vita sano ed un’alimentazione salutare possono sicuramente contribuire a migliorare il benessere psico-fisico di tutti gli individui nel corso della loro vita.
Anche il nutrizionista ricopre un ruolo importante sotto questo punto di vista, come educatore alimentare e professionale, contribuendo attivamente alla correzione degli stili di vita poco salutari e soprattutto al cercare di fare chiarezza in mezzo al mare di informazioni più o meno errate che vengono fornite quotidianamente da troppi “esperti”.

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